La storia del lupo sulle alpi

In origine il lupo era uno dei mammiferi più diffusi sulla terra. Il suo areale comprendeva il Nord America, l’Europa e l’Asia. Il conflitto creatosi principalmente con le attività legate all’allevamento del bestiame ha causato una forte contrazione del suo areale, provocandone la scomparsa da gran parte dell’Europa centrale e settentrionale. All’inizio del ’900 in Italia la specie scompare dalle regioni alpine e progressivamente anche da buona parte di quelle appenniniche. Il minimo storico è da attribuire agli anni ’70: l’areale di presenza del lupo è ormai rappresentato da nuclei disgiunti tra loro, distribuiti lungo la dorsale appenninica centro-meridionale. In quel periodo in tutta Italia si stimano circa un centinaio di soggetti.
Da allora si assiste ad un progressivo aumento delle popolazioni di lupo, favorito dalla protezione legale, dall’aumento esponenziale delle specie preda (ungulati selvatici) e da una minore persecuzione da parte dell’uomo.

Il lupo oggi.
Attualmente la popolazione Italiana di lupi è distribuita lungo la dorsale appenninica e su parte dell’arco alpino. A partire dalle aree di presenza storica dell’Appennino centrale, il lupo ha colonizzato dapprima l’Appennino Tosco-Romagnolo ed è quindi arrivato in Liguria. Dalle prime segnalazioni registrate tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, la specie è giunta in soli dieci anni ad occupare stabilmente le Alpi occidentali; i nuclei famigliari presenti tra Francia e Piemonte attualmente (fine 2015) sono circa una trentina. Da questa popolazione e in parte da quelle di origine dinarica e carpatica, composte da diverse migliaia di individui, provengono i soggetti segnalati negli ultimi anni anche in provincia di Trento e nelle aree ad essa limitrofe. Il ritorno del lupo sull’arco alpino non è dunque frutto di progetti di reintroduzione. Non sono stati rilasciati soggetti provenienti dalle popolazioni vicine, è in atto un ritorno spontaneo.