IL LUPO E’ “CATTIVO”?

In relazione all’episodio di predazione attribuibile probabilmente al lupo (la certezza si avrà solo attraverso le analisi genetiche dei campioni raccolti) registrato in val Venegia pochi giorni fa ed ai relativi articoli apparsi sui quotidiani locali, si ritiene opportuno fornire alcune precisazioni che consentano al lettore di avere un quadro più realistico e documentato su quanto accaduto. Ciò in particolare in relazione a due aspetti che gli articoli citati in qualche modo lasciano in sospeso:
- la temuta pericolosità per l’uomo;
- la “cattiveria” del lupo, che sarebbe dimostrata dal fatto che a volte esso uccide più di quello di cui necessita, dunque sprecando risorse ed agendo in modo non “etico”. 

L’uomo ha una paura culturale nei confronti del lupo, la quale deriva dal fatto che in passato e in determinate condizioni esso ha costituito un’effettiva minaccia per il suo sostentamento e per la sua incolumità; tale paura è stata poi alimentata anche da leggende e mitologie. I dati disponibili dimostrano come essa sia di fatto attualmente infondata, quanto meno nel contesto europeo e nord americano più recente, pur a fronte di circa 20.000 lupi oggi presenti in Europa e 60.000 in Nord America.
Non ha fondamento di tipo tecnico nemmeno ritenere che vi siano condizioni di maggiore pericolosità legate al fatto che il lupo agisce in branco. Si consideri a questo riguardo che dal 1900 ad oggi esistono solo due casi documentati di persone uccise da un attacco predatorio da parte di lupi in tutto il Nord America, ove i branchi possono essere particolarmente numerosi per motivi biologici e le dimensioni degli individui sono leggermente più grandi; i due episodi inoltre riguardano aree remote e con livelli di antropizzazione neanche lontanamente comparabili con quelli alpini. Anche la presunta maggiore pericolosità della lupa in difesa dei cuccioli è smentita dai fatti e dalle esperienze di chi lavora nella gestione del lupo (condizione invece reale nel caso dell’orso). Il lupo rimane peraltro un animale selvatico, imprevedibile, e come tale va considerato e rispettato (a ben vedere ancora meno prevedibile è il suo parente domestico, il cane, responsabile di numerosi casi di ferimento ed uccisione di persone ogni anno). 

Considerare eticamente deprecabile, irrazionale ed inutile uccidere un numero di prede superiore a quello necessario appartiene alle categorie umane, le quali sono però spesso estranee a quelle della natura. La realtà è che il lupo può fare anche questo, seppur raramente; lo fa ovunque siano presenti popolazioni di questo carnivoro. Si tratta di un fenomeno di predazione sequenziale che in determinate condizioni ambientali, di prede facilmente accessibili e del lupo stesso, può succedere. Va ricordato che l’evoluzione predatoria del lupo è avvenuta per lungo tempo in assenza di animali domestici, i quali, in termini di abbondanza e assenza di capacità di difesa costituiscono di fatto un’”anomalia” tra le prede del lupo. La stessa evoluzione ha portato il lupo a sviluppare sequenze di predazione “automatiche” per massimizzare una efficienza di per sé bassa (in caso di prede selvatiche abituate ad avere una estrema attenzione e una veloce reazione di fuga) e a predare solitamente il più possibile, quando si verifica l’occasione di farlo; ciò perché il lupo può ritornare sulle carcasse anche a distanza di giorni, settimane o addirittura mesi; come è noto, più in generale, la presenza di carcasse è inoltre importante per numerose specie di necrofagi. 
Anche a fronte di episodi come quello più recente è dunque necessario resistere alla tentazione di lasciare intendere che il lupo appartiene alla categoria dei “cattivi”, categoria ancora una volta umana, che non appartiene al sistema preda-predatore. 

Comunicare il lupo avendo presenti elementi come quelli sopra evidenziati può aiutare la convivenza con questo carnivoro anche sulle Alpi, dove il lupo sta ritornando in modo spontaneo e dove sarà necessario del tempo per imparare, forse, a coesistere.